Gli Warriors si libereranno di Draymond Green?
E’ dal 17 giugno 2022, il giorno in cui Golden State ha alzato l’ultimo Larry O’Brien Trophy, che attendiamo una decisione forte della dirigenza. Continuiamo a spremere il big 3 rimandando la fine della dinastia oppure iniziamo a ringiovanire il roster? La soluzione è stata una via di mezzo.
Quest’estate è stata presa la prima decisione forte dal GM Mike Dunleavy, che ha deciso di scambiare Klay Thompson coi Dallas Mavs. Questa mossa ha preannunciato un rinnovamento del roster, che però è avvenuto solo in parte.
Sulla panchina c’è qualche nome nuovo, come Buddy Hield, rimpiazzo di Klay, Kyle Anderson, il giocatore più simile a Green in circolazione, e Melton, che dalla panchina può avere punti nelle mani. Il quintetto sarà composto da Curry, Podziemski, Wiggins, Kuminga e Green. Manca un vero e proprio centro, ma essendo Green un titolare inamovibile, Kerr non potrebbe permettersi di tenere in campo contemporaneamente due giocatori battezzabili al tiro.
Forse è proprio questo il problema: Green è ancora un titolare inamovibile? L’Orso Ballerino è stato un giocatore unico, un leader difensivo e un playmaker eccezionale e questo è fuori discussione, ma ha ancora tale impatto? Le sue doti da leader in campo e la visione di gioco sono sempre quelle, ma il calo è stato soprattutto fisico e questo inficia sia sul suo gioco difensivo che offensivo.
Nell’ultimo anno il 4 volte campione NBA ha avuto soprattutto tanti problemi disciplinari, che si spera siano superati dopo i mille provvedimenti presi dalla NBA. Un Draymond Green mentalmente stabile può ancora essere importante per gli Warriors e, se così fosse, dubito fortemente che venga scambiato. Tra l’altro il suo rinnovo di contratto è arrivato soltanto l’anno scorso e scadrà tra tre stagioni.
Comunque Golden State si è rafforzata, soprattutto nella second unit e può strappare un posto tra le prime sei, anche se l’Ovest è più competitivo che mai e tra il quinto e il dodicesimo posto non ci saranno troppe vittorie di differenza.
Knicks: meglio senza Randle?
La trade tra New York e Minnesota è stata un fulmine a ciel sereno. Si sono sentite opinioni di tutti i tipi: c’è chi dice win-win, c’è chi dice lose-lose, c’è chi dice win per i Knicks e c’è chi dice win per i Twolves. Solo il campo ci dirà chi ha ragione, ma oggi non è nel nostro interesse continuare questa discussione. In questo articolo darò soltanto la mia opinione su questi nuovi New York Knicks e proverò a immaginarmi la loro configurazione in campo.
Il quintetto ideale da schierare per coach Thibodeau è composto da Jalen Brunson, Josh Hart, Mikal Bridges, OG Anunoby e Karl-Anthony Towns. Mitchell Robinson tornerà non prima di dicembre e al suo rientro potrebbe prendere il posto da centro, con KAT a spalleggiarlo in posizione di ala grande.
Towns, nonostante la bella figura fatta in single coverage contro Jokic durante gli scorsi playoffs, non è un grande difensore e questo potrebbe sottrarre rim protection alla difesa di New York. Questa mancanza dell’ex Twolves viene tamponata dai giocatori che ha intorno: OG Anunoby è un eccellente difensore in post basso, Mikal Bridges è un difensore versatile e che copre molto spazio grazie alle sue braccia infinite, mentre Josh Hart è bravo a occupare il pitturato quando il lungo è costretto a uscire. Quindi l’identità dei cagnacci in maglia Knicks rimane, anche perché Randle era, se possibile, un difensore pure peggiore di KAT.
La vera svolta però è dall’altra parte del campo, dove il numero 32 garantisce uno spacing ottimale per il gioco di Jalen Brunson, che ricerca spesso il pitturato. Lo scorso anno Towns ha tirato col 41.6% dall’arco in regular season e questo permette a Thibodeau di giocare con 5 giocatori fuori dalla linea dei 3 punti.
Randle è un giocatore che ama isolarsi e creare dal palleggio in situazioni statiche, andando a scontrarsi con lo stile di gioco di JB, che invece ora avrà il pallino del gioco. Infatti KAT potrà essere finalmente il tiratore catch-and-shoot che ha sempre voluto essere, mentre il ruolo di secondo violino sarà ricoperto da Mikal Bridges, che non pretende di avere tanto la palla in mano. Con questa configurazione però i Knicks perdono a rimbalzo, dove l’anno scorso sono stati un’eccellenza all’interno della Lega. Per questo motivo credo che Thibodeau proverà anche il doppio lungo nel corso della stagione.
Nella sopracitata trade era incluso anche Donte DiVincenzo, che, trasferendosi a Minneapolis, ha concluso la favola dei Villanova Boys prima ancora che questa cominciasse. L’ex Bucks ha giocato dei playoffs sorprendenti e si era affermato come pezzo fondamentale dell’attacco dei Knicks. Con la sua dipartita si accentua ulteriormente il più grande limite di questa squadra: la poca profondità del roster. Oltre a Robinson e McBride è difficile trovare giocatori che possano avere un impatto: i rookie sono tutti da vedere, mentre Shamet e Payne possono essere utili in attacco, ma sono troppo deleteri in difesa.
Comunque, tutto sommato, New York è sulla carta una delle 3 o 4 squadre più forti della Lega e si sta affermando come la squadra preposta a fermare i Celtics. Ai blocchi di partenza non vedo squadre superiori ai Knicks, eccetto OKC e Boston, quindi non vedo perché questa squadra non possa puntare alle Conference Finals.

