Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiMemphis contender, Green lascia GSW e Wemby DPOY: le “Bold predictions” per la stagione NBA 2024-25

Pistons: è finito il tanking?

La scorsa stagione i Detroit Pistons si sono aggiudicati il titolo di peggiore squadra in NBA, con un commovente record di 14 vittorie e 68 sconfitte di cui 28 consecutive arrivate a inizio stagione. Una delle peggiori squadre di sempre, ma con un futuro paradossalmente roseo. 

Bickerstaff sostituirà Monty Williams a capo della panchina. JB viene da un esperienza positiva a Cleveland, dove ha dimostrato di essere un allenatore capace, anche se il contesto era completamente diverso. In estate sono arrivati tre veterani come Malik Beasley, Tim Hardaway Jr e soprattutto Tobias Harris. Quest’ultimo avrà spazio per giocare, mentre gli altri due sono stati presi principalmente perché hanno contratti in scadenza, così da liberare spazio salariale per l’anno prossimo. Il rookie Ron Holland è ancora da scoprire, ma si contenderà il ruolo di ala piccola con Ausar Thompson e Simone Fontecchio.

Il quintetto titolare potrebbe essere composto da Cade Cunningham, Jaden Ivey, Ausar Thompson, Tobias Harris e Jalen Duren con almeno altri 5 giocatori in panchina più che capaci di stare su un campo NBA. Mi aspetto da Cunningham una stagione di livello, dove finalmente riesce a dimostrare il proprio talento offensivo in termini di scoring e creation. Lo vedo come un papabile MIP, anche se non ci si può fidare troppo della sua tenuta fisica.

Intorno a Cade abbiamo Duren, un lungo atleticamente di primissimo livello e eccellente rimbalzista, Ivey, in potenza una guardia tiratrice affidabile e con punti nelle mani, Thompson, un difensore eccezionale, ma ancora carente al tiro e Stewart, un’ala grande con una stazza importante e capace di aprire il campo. Anche Sasser ha fatto vedere cose buone l’anno scorso, andando a completare così un core di 6 ragazzi dal futuro promettente.

Ho parlato di futuro promettente perché credo che a Detroit convenga impiegare questa stagione per iniziare a consolidare una propria identità di squadra e un proprio modo di giocare, ma senza spingere sull’acceleratore per raggiungere i play-in.

Quindi mi aspetto un‘altra stagione di sconfitte per Detroit, che però, se ci provasse, potrebbe davvero raggiungere i play-in. Guardando alla classifica dello scorso anno, la nona e la decima posizione sono occupate da Chicago e Atlanta, che attualmente non sono così tanto superiori. I Pistons potrebbero anche giocare una stagione simile a quella scorsa dei Rockets, che hanno trovato in Sengun il nucleo del progetto e hanno costruito un’identità di squadra grazie al nuovo allenatore Udoka e ai due veterani Brooks e VanVleet

Non credo però che Harris e gli altri veterani possano ricoprire così bene quel ruolo di guida per i giovani e non penso che i play-in siano nell’interesse di questa squadra, che deve aggiungere ancora qualcosa prima di uscire da questo infinito tanking.

Lakers: cambia coach ma non cambia niente

Non c’è molto da dire sui Lakers: dalla bolla la squadra è rimasta sempre uguale e ogni anno si ripresenta con gli stessi problemi dell’anno prima. Dopo aver cambiato Frank Vogel, coach che portò i gialloviola al titolo nel 2020, i Lakers si sono affidati a Darvin Ham e per quest’anno si affideranno a JJ Redick, entrambi allenatori alla prima esperienza in NBA.

Ham ha costruito una difesa totalmente dipendente da Anthony Davis, che ha dimostrato di poter essere la miglior ancora difensiva della Lega. AD ha dovuto difendere al posto di D’Angelo Russell e Austin Reaves, che costituiscono una backcourt difensivamente mediocre, mentre nella frontcourt è sempre stato affiancato da difensori duttili come Hachimura, Vanderbilt e LeBron James. Quest’ultimo è in una fase della sua carriera in cui si prende qualche giro di riposo in difesa, ma è ancora importante anche solo per la leadership che porta con sé.

Il problema però è dall’altra parte del campo. L’attacco dei Lakers negli ultimi due anni è stato tra i più stagnanti della NBA. La manovra offensiva è inesistente e tutto dipende dalla creation di LBJ e AD. Davis però non è né un buon passatore, né un buon bloccante; la soluzione che ricerca più spesso è l’isolamento, da cui ricava tiri spesso difficili dalla media distanza. Tutto l’attacco grava quindi sulle spalle del Re, che lo scorso anno ha giocato una stagione spaventosa da 25.7 punti e 8.3 assist di media col 41% da 3, miglior percentuale in carriera. LeBron l’anno scorso è stato il miglior creator offensivo della NBA dopo Jokic e Doncic e questo fa sperare che si possa ripetere anche quest’anno.

Intorno alle due stelle c’è un’accozzaglia di giocatori senza logica. Russell è il giocatore più altalenante in NBA, Reaves non ha trovato continuità ai playoffs e in tutto il roster non c’è un tiratore affidabile. Questo crea un grosso problema di spaziature, che impedisce alla palla di girare in maniera fluida. Gabe Vincent potrà essere utile da questo punto di vista e si spera nel rookie Dalton Knecht, che in teoria dovrebbe essere uno specialista dall’arco.

I Lakers comunque restano tra le squadre più insidiose a Ovest, come dimostrato dalle Conference Finals di due anni fa e dalla buona serie disputata contro Denver agli scorsi playoff. JJ Redick è l’ennesimo allenatore fantoccio scelto da LeBron così da mantenere il controllo della squadra, ma questo non significa che non possa fare bene. L’ex giocatore dei Clippers ha dimostrato nel suo operato da podcaster e analista, di avere una conoscenza del basket da vero nerd, ma ciò che manca è l’esperienza in panchina. 

Quindi i Lakers, come ogni anno, cambiano per non cambiare. Si ripresentano con un roster simile, con un allenatore che difficilmente riuscirà a rivoluzionare la squadra fin da subito e con la solita ambizione di arrivare ai playoff e di giocarsela contro tutti. Le chance di titolo sono minime, ma attenzione al mercato invernale, dove potrebbero arrivare degli sconvolgimenti.

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