Anche quest’anno la regular season NBA è agli archivi ed è quindi il momento di tirare le prime somme.
Dopo sei mesi non-stop di partite, emozioni e record infranti, andiamo a vedere quali squadre hanno rispettato le attese di inizio stagione e quali le hanno invece deluse.
(Qui si può trovare la prima parte, mentre qui la seconda)
OKLAHOMA CITY THUNDER: VOTO 7,5

Russell Westbrook e Kevin Durant… ultima corsa insieme?
Nella stagione ‘senza domani’ minacciata dalla nuvola nera delle free-agency di Kevin Durant, i Thunder hanno rispettato in pieno le attese.
La coppia formata da KD e Russell Westbrook, finalmente in salute per quasi tutta la regular season, ha trascinato la squadra ai playoff, dopo un anno di assenza forzata, chiudendo con il terzo piazzamento nella Western Conference (dietro agli inarrivabili Warriors e Spurs).
Se Durant è tornato ai suoi livelli abituali, Westbrook sì è addirittura superato, migliorando ulteriormente rispetto alla pur fantastica stagione passata. Per il numero #0 sono fioccate le soddisfazioni personali: secondo titolo consecutivo di MVP dell’All Star Game e record (solo Magic Johnson come lui negli ultimi cinquant’anni di NBA) di triple-doppie stagionali, ben 18.
Oltre che dai due fenomeni, sul cui rendimento non potevano esserci dubbi, le buone notizie arrivano dal trio di lunghi Ibaka-Adams-Kanter, decisivi per la buonissima stagione della squadra e pedine fondamentali nell’imminente avventura ai playoff. A livello di stazza e presenza sotto canestro, nessuna delle principali contendenti al titolo (Golden State, San Antonio e Cleveland) può vantare giocatori con le stesse caratteristiche, così come nessuna squadra al mondo ha Westbrook e Durant.
Il problema, per coach Billy Donovan, è che le suddette rivali presentano roster decisamente più profondi, rispetto a quello a sua disposizione: in uscita dalla panchina, a parte Kanter e, saltuariamente, Dion Waiters, si è vista poca roba.
Poi c’è sempre quella maledetta nuvola nera, quella situazione da ‘ora o mai più’ che peserà come un macigno da qui al termine della stagione. Buona fortuna…
ORLANDO MAGIC: VOTO 6,5

La giovane lineup dei Magic
I Magic fanno parte di quel gruppo di squadre per cui vale lo slogan “meglio una gallina domani”.
Altra stagione senza playoff, ma il futuro appare molto promettente. Del resto non può essere altrimenti, se il ‘nocciolo’ della squadra è formato da giocatori giovanissimi (solo C.J. Watson supera i 30 anni) e di enorme talento.
Questo 2015/16 è servito per far crescere i potenziali uomini-franchigia.
Elfrid Payton ha confermato le ottime qualità messe in mostra nell’anno da rookie, mentre Aaron Gordon, la cui stagione di debutto è stata rovinata dai continui infortuni, ha letteralmente spiccato il volo dopo l’indimenticabile Slam Dunk Contest perso contro Zach Lavine.
Eccellente annata per Evan Fournier, promosso titolare dopo la curiosa decisione di coach Scott Skiles di far giocare come sesto uomo Victor Oladipo (chissà se l’esperimento verrà riproposto, alla luce dei buoni risultati ottenuti…) e per Nikola Vucevic, nonostante le diverse voci che lo indicavano come pedina di scambio per possibili trade.
Interessante lo scambio che ha portato in Florida Ersan Ilyasova e Brandon Jennings (che si è rivelato un onesto backup per Payton), più sorprendente la scelta di privarsi di un pilastro come Tobias Harris.
La cessione di Harris potrebbe garantire più minuti e maggiori responsabilità a Mario Hezonja. Il croato ha vissuto un primo anno NBA piuttosto altalenante, mostrando comunque sprazzi del suo scintillante talento.
Con il draft in arrivo e tutto lo spazio salariale a disposizione per la free-agency, l’idea è che nei prossimi anni ci sarà parecchio da divertirsi, in quel di Disneyworld…
PHILADELPHIA 76ERS: VOTO 4

Nerlens Noel e Jahlil Okafor
La cosa migliore dalla stagione dei Sixers è che, finalmente, è terminata.
Da qualche anno la NBA si ritrova con 29 franchigie, visto che l’impresentabile accozzaglia di giocatori messa in campo da coach Brett Brown non può essere assolutamente definita ‘squadra’.
Il concetto di tanking è stato portato all’esasperazione e finalmente, dopo essere stati ‘superati’ nel 2014 da Milwaukee e nel 2015 da Minnesota, i Sixers sono riusciti a conquistare il peggior record della lega.
Questo porterà ad una scelta tra le prime quattro al prossimo draft, per un totale di tre scelte al primo giro (più quella dei Lakers, qualora fosse dalla numero 4 in giù), con cui il nuovo general manager Bryan Colangelo (che ha rimpiazzato Sam Hinkie a stagione in corso) potrà aggiungere qualche tassello ad un roster davvero imbarazzante.
Il che non è di per sé una garanzia, vista la ‘bizzarra’ strategia che nelle ultime tre edizioni ha portato a Philadelphia tre centri, di cui due infortunati (Nerlens Noel ha saltato una stagione intera, mentre Joel Embiid non ha ancora messo piede in campo, a quasi due anni dalla sua chiamata), e un giocatore rimasto finora in Europa (Dario Saric, che comunque dovrebbe sbarcare negli USA nei prossimi mesi).
Di quanto visto sul campo quest’anno c’è poco da dire: il record (10 vinte e 72 perse, tra cui una striscia di 28 sconfitte consecutive – includendo anche il finale della stagione precedente – che rappresenta un record assoluto nella storia degli sport professionistici americani) parla da solo.
Jahlil Okafor può diventare un grandissimo giocatore, grazie soprattutto ai suoi innumerevoli movimenti sotto canestro, e le sue lacune difensive possono essere ‘coperte’ da Noel; il problema è che la coesistenza tra i due non è sembrata funzionare egregiamente. Oltretutto, l’anno prossimo (si spera) debutterà Embiid, per cui la sensazione è che uno tra Okafor e Noel possa essere usato come pedina di scambio per qualche trade.
Per il resto, venghino, siori, che qui c’è spazio per tutti!
PHOENIX SUNS: VOTO 6,5

Da sinistra: Archie Goodwin, Brandon Knight, Eric Bledsoe e Devin Booker
Se ad un roster così giovane ed inesperto togliamo per infortunio i due giocatori di riferimento (Eric Bledsoe e Brandon Knight), non possiamo che lasciarlo in cattivissime acque.
Non che i Suns avessero tutte queste chance di qualificarsi ai playoff, però stavolta tutto, o quasi, è andato per il verso sbagliato. Quel ‘quasi’ è dovuto soprattutto ad un’ottima notizia: il futuro della franchigia potrebbe finalmente avere un volto. Devin Booker, il giocatore più giovane di questa stagione NBA, è letteralmente deflagrato da gennaio in poi, dopo che l’infortunio di Bledsoe lo aveva promosso titolare.
Le sue eccellenti prestazioni hanno fatto alzare le sopracciglia nientemeno che a Kobe Bryant il quale, dopo una vittoria dei Suns contro i Lakers griffata dai 28 punti della giovane guardia, lo ha omaggiato regalandogli le sue scarpe, con una dedica ben precisa: “Be legendary”.
Chissà che Phoenix non abbia trovato davvero l’uomo della rinascita, pescato peraltro con la tredicesima chiamata assoluta (la stessa con cui fu chiamato Kobe nel 1996, anno di nascita di Booker!) allo scorso draft.
La stagione appena terminata ha visto ‘sbocciare’ finalmente anche Alex Len, quinta scelta assoluta al draft 2013, che sotto l’ala protettrice del mentore Tyson Chandler ha dato importanti segnali di crescita.
Da qui a parlare di roster competitivo ce ne passa; con i giusti ritocchi, però (al prossimo draft i Suns avranno quattro chiamate a disposizione), i tempi bui potrebbero presto finire.
PORTLAND TRAIL BLAZERS: VOTO 9,5

C.J. McCollum e Damian Lillard
Incredibili. Non c’è miglior aggettivo per questi Blazers che, nonostante la ‘svendita’ di 4/5 del quintetto titolare (compreso un certo LaMarcus Aldridge) la scorsa estate, sono riusciti a centrare l’obiettivo playoff, stravolgendo qualsiasi pronostico.
Una volta ricevute le chiavi della squadra, Damian Lillard ha scatenato l’inferno, disputando una stagione (soprattutto dopo la pausa per l’ASG) che, in una NBA senza Steph Curry, sarebbe da premiare con il titolo di MVP.
Intorno al numero #0 tanti giovani di talento pronti a mettersi in gioco e a fare un bel salto di qualità. Su tutti C.J. McCollum, premiato a fine stagione come ‘Most Improved Player Of The Year’, ma da sottolineare anche la grande crescita di giocatori come Allen Crabbe (giocatore che al primo anno fu spedito in D-League), Meyers Leonard e Mason Plumlee. Quest’ultimo si sta rivelando come uno dei tanti errori strategici (colossale eufemismo) dei Brooklyn Nets, che la scorsa estate gli preferirono un giocatore fatto e finito come Brook Lopez.
Un’ulteriore chiave del successo degli uomini di coach Terry Stotts si può trovare nelle prestazioni di altri giocatori ‘scartati’ dalle precedenti squadre, vedi Gerald Henderson, Maurice Harkless o Al-Farouq Aminu. Giocatori che l’allenatore è stato bravissimo a sfruttare al meglio e che hanno formato un nucleo solidissimo, difficile da affrontare per chiunque. Chiedere per conferma ai Golden State Warriors, ‘piallati’ dai 51 punti di un indemoniato Lillard il 19 febbraio.
Probabilmente i piani della dirigenza erano diversi (un paio di stagioni in zona lottery per ricostruire), con altrettanta probabilità l’anno prossimo i playoff si vedranno in televisione, ma questa stagione dei Blazers ha fatto letteralmente saltare il banco. Con buona pace di squadre sulla carta più attrezzate (Houston, Dallas, Sacramento, New Orleans…). Ma d’altronde si sa, sulla carta non si vince mai…
SACRAMENTO KINGS: VOTO 4

Gay, Casspi, Cousins, Rondo e Belinelli
La stagione era iniziata tra gli squilli di tromba per il notevole rafforzamento della rosa, con la ciliegina sulla torta dell’arrivo di Rajon Rondo, che con DeMarcus Cousins avrebbe dovuto formare una coppia inarrestabile.
In effetti, a livello prettamente individuale, RR9 e ‘Boogie’ hanno fatto grandi cose. Rondo sembra tornato quello dei Celtics, tutto genio e assist, mentre Cousins ha probabilmente disputato la miglior stagione in carriera, unendo al solito dominio sotto canestro anche un tiro da tre più che affidabile. Un mix che farebbe di lui l’arma perfetta, l’MVP dei prossimi dieci anni, se non ci fosse un grosso tarlo caratteriale.
Nervosismo dentro e fuori dal campo, innumerevoli falli tecnici (alcuni davvero evitabili), continui dissapori con coach George Karl (per tutta la stagione sull’orlo dell’esonero)… Tutto ciò ha finito inevitabilmente con il destabilizzare un gruppo, di cui DMC doveva essere il leader assoluto, che è andato sempre più alla deriva, fino all’esclusione matematica dalla corsa ai playoff con parecchie partite ancora da giocare.
Uno sbando che continua da troppo tempo ormai in California. I Kings sono LA squadra incompiuta per eccellenza da almeno un decennio, e la tendenza non sembra poter cambiare facilmente.
Un roster pieno di giocatori senza arte né parte (Rudy Gay su tutti), guidato da due star tanto ricche di talento quanto incostanti e con una second unit non all’altezza della corsa ai playoff, in cui Sacramento è finita dietro a squadre sulla carta nettamente inferiori, come Utah Jazz e Portland Trail Blazers. Una flebile speranza può arrivare dal buon primo anno di Willie Cauley-Stein, possibile punto di partenza per la costruzione della squadra del futuro.
Nota a margine per la stagione piuttosto incolore di Marco Belinelli: seppur con qualche sporadico bagliore, il bolognese è stato risucchiato nella mediocrità generale dei suoi. Come sono lontani i tempi di San Antonio…
SAN ANTONIO SPURS: VOTO 9

I nuovi ‘Big 2’ di san Antonio: LaMarcus Aldridge (a sinistra) e Kawhi Leonard
La leggendaria regular season dei Golden State Warriors ha finito col mettere in ombra quella (quasi) altrettanto clamorosa della truppa di Gregg Popovich, capace di chiudere con il miglior record della sua storia (67-15).
Dall’arrivo di Tim Duncan (correva l’anno 1997) ad oggi, la franchigia texana non ha mai mancato l’appuntamento con i playoff, ma probabilmente solo nel 2014 (l’anno del “beautiful game”) sì è vista una squadra più forte di questa.
Popovich, R.C. Buford e il suo staff sono riusciti a ‘violare’ uno dei principi cardine su cui si basa il sistema sportivo americano, ovvero quello per cui ad un’epoca gloriosa segue un’inevitabile fase di ricostruzione.
L’era dei Big Three Duncan-Ginobili-Parker è indubbiamente al capolinea, visto l’imminente ritiro del gigante caraibico e del fenomeno argentino (sebbene siano ormai 4-5 anni che si ripete, inutilmente, lo stesso pronostico), ma la dinastia Spurs sembra comunque destinata a continuare.
In questa strepitosa stagione, la squadra è passata definitivamente nelle mani di coloro che guideranno i nero-argento negli anni a venire, ovvero Kawhi Leonard e LaMarcus Aldridge.
Il numero 2 ha continuato la sua inarrestabile ascesa, vincendo per la seconda volta consecutiva il premio di Defensive Player Of The Year e, allo stesso tempo, risultando il miglior realizzatore di squadra. Poco da dire, roba da Michael Jordan!
L’ex giocatore dei Blazers, dal canto suo, sembra essersi integrato alla perfezione nel sistema Spurs; e viceversa, visto che il suo arrivo ha portato (ovviamente) nuovi giochi in post disegnati da ‘Pop’ appositamente per lui.
Intorno ai due fuoriclasse, come spesso è accaduto in questi anni, tanti giocatori pienamente consapevoli del loro ruolo all’interno della squadra e pronti a dare il massimo per la causa; su tutti un ex All-star come David West, oltre ai ‘soliti noti’ Danny Green, Boris Diaw, Patty Mills e ai nuovi arrivi Kevin Martin (un tempo uomo franchigia a Houston) e Boban Marjanovic.
Poi ci sono sempre loro, i tre immortali, che a lasciare senza un ultimo trionfo proprio non ci pensano.
TORONTO RAPTORS: VOTO 8,5

Kyle Lowry e Demar DeRozan
Ottima stagione regolare per i Raptors che, di fatto, si sono proposti come unica alternativa credibile a Cleveland nella corsa al primato di una Eastern Conference finalmente più competitiva.
Trascinati dalla coppia di All-Star formata da Kyle Lowry e DeMar DeRozan, gli uomini di Dwane Casey hanno chiuso con il secondo piazzamento ad Est, miglior risultato (e miglior record, 56-26) nella storia della franchigia.
Più che DeMarre Carroll, assente a lungo per infortunio, la vera arma in più rispetto alla scorsa stagione è stata il rinnovato reparto lunghi, con Luìs Scola e Bismack Biyombo che si sono rivelati più che valide riserve di Patrick Patterson e Jonas Valanciunas. Il centro lituano continua a migliorare, anche se tarda ad arrivare la definitiva esplosione che renderebbe Toronto una candidata ancora più seria al controllo della Conference.
Buonissimo anno da rookie per Norman Powell, considerando che si tratta di una 46esima scelta e che aveva iniziato in sordina la stagione. Permane il mistero, invece, su tali Lucas Nogueira e Bruno Caboclo; secondo i piani dovevano essere i nuovi volti della franchigia…
Il progetto di ascesa dei Raptors vede incombere la minaccia dell’imminente free-agency di DeRozan, con svariati rumors che lo vorrebbero come protagonista della ricostruzione dei Brooklyn Nets o dei “suoi” Los Angeles Lakers (il numero 10 è straight outta Compton, per dirla come il gruppo hip-hop losangelino degli N.W.A.).
Indubbiamente, dalla decisione della loro stella più brillante dipenderà il futuro prossimo dei canadesi; dopo le ottime cose mostrate in questa regular season, comunque, le basi per ‘atterrare in piedi’ ci sono tutte.
UTAH JAZZ: VOTO 7

Tre delle giovani sepranze degli Utah Jazz: Derrick Favors, Gordon Hayward e Rodney Hood
Nonostante l’infortunio in preseason di Dante Exum (uomo di punta della ricostruzione) avesse pesantemente ridimensionato le aspettative stagionali, i Jazz sono stati una delle grandi rivelazioni di questo 2015/16, arrivando addirittura a sfiorare i playoff (persi a vantaggio degli Houston Rockets prima dell’ultima partita, quella dello storico ritiro e dei 60 punti di Kobe Bryant).
Il merito di questa ottima annata va sicuramente attribuito a coach Quin Snyder, che ha saputo tirar fuori il meglio da un gruppo senza superstar, ma giovanissimo e di grande talento.
Di fianco ai soliti Gordon Hayward, Derrick Favors e Rudy Gobert (tutti e tre al massimo in carriera per media punti) è letteralmente esploso Rodney Hood, realizzatore micidiale che condivide ora con Devin Booker il privilegio di un paio di scarpe autografate dal Black Mamba (dopo i 30 punti di Hood contro i Lakers a Salt Lake City).
Un po’ in calo Trey Burke, che fatica a fare il passo in avanti decisivo; ottimo invece l’impatto di Shelvin Mack, arrivato da Atlanta a febbraio e protagonista, in maglia Jazz, della miglior stagione in carriera.
I playoff sono sfumati per un soffio, ma ci troviamo di fronte ad una squadra che, soprattutto con il ritorno di Exum, potrebbe far parlare molto di sé negli anni a venire.
WASHINGTON WIZARDS: VOTO 5

Bradley Beal e John Wall
Se questa stagione doveva servire a convincere Kevin Durant a ‘tornare a casa’ la prossima estate, possiamo dire che il recruiting non è andato proprio benissimo.
Complice una pessima partenza, i Wizards sono arrivati tardi all’appuntamento con i playoff, mancando una qualificazione che, alla vigilia, sembrava più che scontata.
Seppur con un inizio zoppicante, a conti fatti John Wall ha disputato la miglior stagione in carriera, coronata da una gara da 41 punti contro Golden State, messa però in secondo piano dai 51 segnati dal ‘guastafeste’ Steph Curry.
Anche Bradley Beal è ulteriormente migliorato, confermandosi determinante quando la palla ‘scotta’ (chiedere a LaMarcus Aldridge che, in una delle prime gare stagionali, si è visto davanti il numero 3 danzare nell’aria dopo una finta e infilare la tripla della vittoria). Peccato che i continui infortuni lo abbiano costretto ai box per parecchio tempo.
Se il quintetto base non ha deluso le aspettative (soprattutto dopo l’arrivo a febbraio di Markieff Morris, che ha tolto il posto al brasiliano Nenè), con Otto Porter e Marcin Gortat a completare un più che degno supporting cast, in uscita dalla panchina si è visto ben poco (da rimandare al prossimo anno il giudizio sul rookie Kelly Oubre, utilizzato con il contagocce da Randy Wittman).
L’innalzamento del livello medio ad Est non ha fatto prigionieri, e il brutto inizio ha compromesso l’intera stagione, costando il licenziamento a coach Wittman.
Per riprendere la corsa ai piani alti della Conference, il timone è stato affidato a Scott Brooks, ex allenatore di quegli Oklahoma City Thunder che a breve potrebbero veder partire il loro più grande giocatore.
Tutto pronto per il ritorno a casa?

