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NBA, inizia la stagione 2021-22: ecco le 10 storie da seguire

di Michele Gibin
NBA

Smart point (guard)

Kyrie Irving non ha funzionato. Kemba Walker non ha funzionato. Allora diamola a Marcus Smart, dovrebbe essere stato il ragionamento di Ime Udoka e Brad Stevens.

Dei nuovi (stavolta davvero) Boston Celtics 2021\22, Marcus Smart sarà la point guard titolare, e avrà le spalle coperte da Dennis Schroder e il suo orgoglio ferito (ma non privo di autoironia), e da Payton Pritchard. Smart ha tanti pregi ed è un guerriero, è un ottimo difensore, un tiratore non eccelso, tutt’altro, ma in grado di imboccare strisce positive in una partita o in stagione, e un passatore sottovalutato. Ciò che non ha mai convinto davvero è il suo decision making, soprattutto nei finali di partita, e del resto le sue percentuali al tiro parlano da sole (39% lo scorso anno, 37.6% in carriera).

In preseason, Point Smart se l’è cavata: 4.5 assist e 2 palle perse di media in 25 minuti di media. Jayson Tatum e Jaylen Brown ne hanno però accumulate rispettivamente 4.7 (!) e 3.0, tante. Senza Walker, i Celtics si affideranno di più ai due Jays anche come creatori di gioco, una scelta precisa, e del playmaking si prenderanno carico anche Al Horford e Robert Williams.

Marcus Smart ha tanta personalità, abbastanza da imporsi in passato persino su quella di Tatum, Brown e Stevens. Ora il suo ruolo sarà più delicato, e senza grandi paracadute alle spalle. I Celtics gli hanno rinnovato il contratto per 76 milioni di dollari fino al 2026, e partiranno con tre tiratori da 33% (Schroder-Richardson-Smart) accanto a Tatum e Brown, gli spazi potrebbero diventare angusti se le difese concederanno con successo il tiro da fuori ai tre, magari scommettendo sul sopracitato decision making non sempre centrato di Marcus.

La Situazione Ayton

Nell’ottobre 2003, uno Shaquille O’Neal frustrato per la sua situazione contrattuale ai Lakers, spese un’intera partitella di allenamento (alle Hawaii) a provocare il compianto Jerry Buss, che assisteva ai lavori, con dei sonori “Pay me!” a ogni giocata (no, Buss non lo pagò e Shaq chiese la trade a fine anno).

Deandre Ayton è stato la colonna difensiva dei Suns finalisti NBA nel 2021, dove solo un Giannis Antetokounmpo leggendario ha saputo batterlo (e pure di un bel po’). Al momento di parlare di rinnovo di contratto, Ayton ha legittimamente chiesto il massimo salariale, un contratto che lo equiparasse ai Doncic, Porter Jr e Gilgeous-Alexander colleghi di draft.

Robert Sarver ha preso tempo, rinnovato intanto il contratto di Mikal Bridges, e fatto scadere il termine ultimo per la rookie scale extension dell’ex prima scelta assoluta. Nei giorni scorsi, Ayton si era detto “deluso” dallo stallo, ma deciso a dimostrare che il suo 2020\21 è stato solo l’inizio.

Il mancato rinnovo non è un dramma di per sé. Deandre Ayton diventerà restricted free agent nel 2022, e come successo a John Collins quest’anno, o per tornare un poco più indietro a Gordon Hayward ai tempi dei Jazz, avrà il suo bel contrattone, magari proprio quel massimo salariale che ritiene di valere. Nel frattempo, il prodotto di Arizona dovrà essere in grado di incanalare la sana incazzatura sul binario giusto, e non farsi prendere dalla foga di dimostrare quanto Phoenix si stia sbagliando. Anche perché quest’anno si gioca per il bersaglio grosso ai Suns.

Se le cose andranno come devono, neppure quel tirchiaccio di Sarver potrà più negare a Deandre Ayton ciò che gli spetta.

La domanda è: Ayton ci regalerà il suo momento “pay me!” in favore di telecamera?

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