Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNBA, inizia la stagione 2021-22: ecco le 10 storie da seguire

NBA, inizia la stagione 2021-22: ecco le 10 storie da seguire

di Michele Gibin
NBA

Utah Jazz, All Eyez On’Em

Perdere contro dei Clippers senza Kawhi Leonard, dopo essere stati in vantaggio per 2-0 nella serie, e senza essere riusciti neppure a forzare una gara 7 da giocare in casa, ha fatto male agli Utah Jazz e a Donovan Mitchell.

L’assenza per l’intera serie di Mike Conley, fermo a sua volta per infortunio, è però servita da parziale alibi, che giustificasse un altro giro con lo stesso gruppo che ha ottenuto lo scorso anno il miglior record della NBA, con il miglior attacco.

I Jazz sono lì lì per da almeno tre anni. Nella bolla di Orlando sprecarono un vantaggio di 3-1 contro Denver al primo turno, nel 2021 Terance Mann li ha spazzati via dal campo in gara 6 in semifinale. La nuova stagione dei Jazz non ha necessariamente i contorni del “titolo o morte”, ma poco ci manca.

La squadra è matura, Mitchell e Gobert giocano assieme ormai da 4 anni e hanno dimostrato di poter vincere tante partite assieme, in estate i Jazz hanno allungato le rotazioni con Rudy Gay, Eric Paschall e Hassan Whiteside. Utah dovrebbe fare corsa di testa anche quest’anno ma avrà tanta pressione addosso soprattutto quando si avvicineranno i playoffs. Indicatore della pressione che potrebbe salire rapidamente vicino ai livelli di guardia, se i Jazz dovessero faticare invece a restare in gruppo, tanto per non usare un’altra metafora ciclistica.

A tutto questo va aggiunta la nuova proprietà, con Ryan Smith di Qualtrics e soprattutto con Dwyane Wade, da anni consigliere di Mitchell e oggi socio del nuovo owner.

Kyrie&Ben, atto finale

Non si è parlato d’altro nell’ultimo mese NBA.

Kyrie Irving ha scelto di non vaccinarsi contro il Covid, e gioca e vive in una città – New York – che oggi ti chiede di essere vaccinato per poter lavorare e fare vita di comunità, diciamo così, dopo un anno e mezzo di pandemia e oltre 34mila decessi. E dopo un tira e molla di tre settimane, i Nets non hanno potuto far altro che metterlo fuori squadra fino a nuovo ordine.

Quale nuovo ordine? No, non quello che da 70 anni i cospirazionisti di mezzo mondo annunciano all’altra metà, quella che mentre aspetta si fa gli affari suoi.

Gli scenari – ovvero i due atti finali possibili – sono due: o Irving cede e si vaccina, dall’alto del suo altruismo alle sue condizioni, oppure non cede e aspetta che New York rimuova restrizioni e obblighi. E potrebbe volerci un bel po’ dato che si va verso la stagione fredda, e a NY vivono 9 milioni di persone. Dopo la decisione dei Nets, Durant ha commentato che “nessuno è in grado di far cambiare idea” a Kyrie Irving, e che è di fatto inutile provarci.

A parole, i suoi compagni supportano la sua decisione e difendono il suo diritto di scegliere (e accettare le conseguenze di una scelta, manca sempre questa parte quando si parla di libertà). Cosa faranno i Nets se a gennaio senza Irving, la squadra sarà prima a Est, col pilota automatico inserito e con la testa già ai playoffs? Davvero Steve Nash accetterebbe di buon grado di ributtare Kyrie nella mischia, come se nulla fosse, toccando rotazioni e quindi umore dei suoi giocatori?

La risposta semplice è si, anche perché non avrebbe scelta. Irving resta una star NBA, il giocatore che rende i Brooklyn Nets virtualmente inarrestabili in attacco accanto a Durant e Harden, che dal canto loro non avrebbero grossi problemi ad attenderlo. Il resto della truppa si adeguerà, giusto o non giusto che sia. Il problema è che ogni giorno che Irving passa lontano dalla squadra, ci si stacca un poco di più. I paragoni con un giocatore infortunato che rientra a stagione in corso valgono fino a un certo punto, e in tre stagioni Kyrie ha messo a dura prova la pazienza dei Nets tra bizze contro i giornalisti, fughe e riti di purificazione a base di salvia.

Ben Simmons mercato

Ben Simmons si è allenato col telefono in tasca. Basta questo per descrivere lo stato delle relazioni tra l’australiano e i Philadelphia 76ers, che lo hanno preso per il portafogli per riportarlo in squadra.

E ora vogliono persino farlo giocare in una vera partita di basket, davanti al pubblico di Philadelphia che aspetta da giugno di mettergli le mani addosso (in senso figurato, ovviamente). Simmons e i Sixers si preparano a vivere settimane da separati in casa, il 3 volte All-Star ha detto chiaro e tondo alla squadra che non intende restare più del necessario, dal canto loro i 76ers hanno detto chiaro e tondo che non faranno alcuna trade tanto per farla.

Quanto durerà? Nel 2018, Jimmy Butler giocò in una situazione molto simile 7 partite con i Timberwolves, senza ammazzarsi di fatica e lanciando involontariamente il meme “General Soreness“, quando gli chiesero perché aveva saltato la partita di due sere prima. Poi i Twolves lo cedettero ai Sixers.

Lo stesso farà Ben Simmons: scenderà in campo per fare il minimo sindacale, con un minutaggio “controllato” e giustificabile col fatto che abbia saltato per intero il training camp, mentre Doc Rivers farà fare esperienza da point guard con minuti e responsabilità a Tyrese Maxey. Da metà dicembre, buona parte dei giocatori rifirmati durante la free agency 2021 tornerà eleggibile per una trade, e solo allora probabilmente si consumerà il tanto annunciato divorzio.

You may also like

Lascia un commento