LeBron James accoglie Anthony Davis, “È solo l’inizio”

LeBron James and Anthony Davis, Los Angeles Lakers vs New Orleans Pelicans at Smoothie King Center

Anche LeBron James ha dato il benvenuto ad Anthony Davis per l’inizio della sua avventura con la maglia dei Los Angeles Lakers. Ciò è avvenuto con un post su Instagram poco dopo l’annuncio del raggiungimento dell’accordo con i New Orleans Pelicans.

James aveva espresso pubblicamente la propria volontà di giocare con la prima scelta assoluta del draft 2012. Lo scorso dicembre aveva infatti affermato che sarebbe stato “incredibile” giocare insieme a AD.

Ora i due potranno puntare insieme al titolo NBA, dopo la trade con i Pelicans che ha spedito in Louisiana Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e diverse scelte al draft, tra cui la quarta del draft di giovedì prossimo.

LeBron James-Anthony Davis: il ruolo di Rich Paul

James e Davis condividono anche lo stesso agente, Rich Paul della Klutch Sports, che ha svolto un ruolo fondamentale nella trade dell’ormai ex Pelicans. L’essere rappresentati dalla stessa agenzia ha di certo alimentato infatti la volontà dei due all star di andare a formare una delle coppie migliori della lega.

Proprio Paul aveva reso pubblica la volontà del proprio assistito di essere scambiato, prima della trade deadline dello scorso febbraio. Qualche giorno fa ha invece posto fine alle speranze dei Boston Celtics, dicendo che Davis non avrebbe rifirmato con loro nel 2020, e determinando il fatto che i Celtics non hanno offerto a NOLA tutti gli assets a propria disposizione.

Rich Paul su Anthony Davis: “Nessun rinnovo, diventerà free agent”

Boston Celtics Anthony Davis-divisa-pelicans

Prosegue la telenovela riguardo la situazione di Anthony Davis, questa volta con l’intervento dell’agente del giocatore, Rich Paul.

Il membro della Klutch Sports ha voluto fare chiarezza riguardo il futuro del proprio assistito, dichiarando che diventerà free agent nel 2020 a prescindere dalla franchigia in cui approderà via trade. Non firmerà dunque nessuna estensione contrattuale.

“Non ho idea di dove andrà, e non importa”, ha detto. “Perchè dovrebbe importarmi? Esploreremo la free agency. Ha un anno di contratto, deve giocare, ma dopo di ciò, posso dirlo: Anthony Davis sarà free agent nel 2020”.

Rich Paul allontana Anthony Davis dai Boston Celtics, “Non rifirmerebbe”

Con il proprio intervento a Sports Illustrated, Rich Paul ha voluto inoltre spegnere le speranze dei Boston Celtics. L’agente ha fatto sapere che nel caso in cui venisse scambiato ai Celtics, resterebbe in Massachusetts per una sola stagione.

“I Boston Celtics possono provare a prendere ora Anthony Davis, ma rimarrebbe da loro per un anno. Se i Celtics riuscissero ad ottenere AD via trade, noi andremmo a Boston ma solo per rispettare i nostri obblighi contrattuali, e successivamente Davis diventerà free agent. Glielo ho già detto. Se dovesse andare via da Boston dopo che avranno sacrificato assets per ottenerlo? Non criticate Rich Paul”, ha dichiarato.

Queste parole allontanano quindi i Celtics dalla sfida per il n°23, con una possibile trade che potrebbe avvenire entro pochi giorni, nonostante le smentite di David Griffin, vicepresidente dei Pelicans.

Adam Silver: “Lakers, si sistemerà tutto, ho estrema fiducia in Jeanie Buss”

adam silver lakers

il Commissioner NBA Adam Silver ha grande fiducia nei Los Angeles Lakers, e nella capacità di una delle franchigie più iconiche della lega di rialzarsi e superare uno dei momenti più difficili della storia recente dei giallo-viola.

Nell’ultima stagione, ai magri risultati sul campo si sono aggiunte polemiche, rumors ed infine veleni tra membri – presenti e passati – del front office losangelino.

Le dimissioni improvvise di Magic Johnson dello scorso 9 aprile hanno generato fiumi d’inchiostro e mari di polemiche e retroscena sui 24 mesi della gestione Jeanie-Buss-Johnson-Rob Pelinka, in larga parte anche grazie alla condotta ed alle dichiarazioni dei diretti interessati.

Ospite del talk Show mattutino di ESPN “Get Up!” con Mike Greenberg e l’ex stella NBA Jalen Rose, il Commissioner Adam Silver ha detto la sua sull’attuale situazione in casa Lakers: “Ho una grandissima fiducia in Jeanie Buss, so che lei sa come gestire una squadra. I Buss sono il gruppo proprietario più longevo dell’intera lega, com’è normale, quando le cose vanno male si tende sempre a scaricarsi le colpe a vicenda, ma sono sicuro che tutto si sistemerà“.

Un lungo articolo comparso martedì su ESPN, a cura di Baxter Holmes, aveva descritto il clima di tensione, quasi di “terrore” instaurato dopo il suo insediamento quale nuovo President of Basketball Operations di Magic Johnson.

Lo spirito ultra-competitivo di Johnson, e la grande responsabilità di riportare i “suoi” Los Angeles Lakers in alto dopo la fine dell”era Kobe Bryant avrebbero creato un clima invivibile negli uffici della squadra, tra difficoltà ed incomprensioni ad alto livello (le interferenze sulle sue decisioni riportate dallo stesso Johnson dopo le sue dimissioni), licenziamenti e ristrutturazioni societarie (necessarie dopo il passaggio di proprietà tra fratelli – da Jim a Jeanie Buss – nel 2017), e scelte tecniche rivelatesi sbagliate (la scelta di alcuni veterani, l’inutile e mal gestita rincorsa ad Anthony Davis a febbraio).

Silver torna al momento delle sorprendenti dimissioni di Magic Johnson: “Ho visto come tutti voi quella conferenza stampa improvvisata, non avrei mai potuto immaginare un risvolto del genere, ma credo che Johnson sia stato estremamente sincero“.

Adam Silver svela poi a sua volta un piccolo retroscena, un incontro avvenuto a novembre con l’agente di LeBron James Rich Paul: “Ci trovammo nello stesso ristorante, credo (Paul, ndr) mi disse qualcosa come ‘non credo che Luke Walton sia l’allenatore giusto per LeBron (James, ndr)‘, io scrollai le spalle e chiesi: ‘chi pensi lo sia?’ Paul mi disse un nome, e naturalmente me lo tengo per me. Come Commissioner, non è certo mio compito tappare la bocca a chi vuole esprimere una sua opinione“.

David Griffin: “Anthony Davis potrebbe rimanere ai Pelicans”

David-Griffin-Cavaliers

David Griffin, Vice President of Basketball Operations dei New Orleans Pelicans, crede che ci siano ragioni per essere ottimisti sul fatto che Anthony Davis possa essere disposto a rimanere a New Orleans.

L’ennesimo capitolo del “teatrino” Anthony Davis. La superstar aveva richiesto la trade ai Pelicans a febbraio prima della trade deadline. New Orleans ha successivamente rifiutato tutte le offerte per il giocatore, tra cui quella clamorosa dei Los Angeles Lakers, cercando di prendere tempo e di riprovarci quest’estate.

Griffin, tuttavia, rimane positivo, citando la sua relazione con l’agente di Davis, Rich Paul di Klutch Sports. Paul rappresenta anche LeBron James, star dei Los Angeles Lakers, e, quando Davis si affidò a Rich Paul, appunto, il suo passaggio ai Lakers sembrò più che possibile.

Come sappiamo, lo scambio non avvenne e Griffin ha recentemente dichiarato: “Guardo alla situazione con una buona dose di ottimismo, e la ragione è perché ho un ottimo rapporto lavorativo con Rich Paul.” Così Griffin a ESPN’s The Jump. “Penso che ci saranno apprezzamenti sul fatto che non sarei venuto qui se non fosse stato per la seria intenzione di vincere da parte di Gayle Benson e il suo team di proprietari. Per questo motivo, credo che alcune preoccupazioni che Rich Paul aveva, saremo in grado di alleviarle.”

Griffin ha poi aggiunto: “Credo che ci siano le ragioni per essere ottimisti riguardo le intenzioni di Davis di rimanere. Ma la vera domanda è, che cosa vuole fare e cosa possiamo darci a vicenda di ciò che abbiamo bisogno per raggiungere i traguardi migliori possibili. Spero ce la faremo, ma non è sicuramente qualcosa che crediamo non possa accadere”.

Anthony Davis ha ancora un anno di contratto con i Pelicans. L’All-Star a fine stagione dichiarò in conferenza stampa che potrebbe rimanere ai Pelicans la prossima stagione. I Los Angeles Lakers e i Boston Celtics sono le due squadre più attrezzate per proporre uno scambio ai Pelicans quest’estate.

David Griffin: “Anthony Davis? Non rinuncio al’idea di trattenerlo ai Pelicans”

padre Anthony Davis

Il nuovo vice-presidente dei New Orleans Pelicans David Griffin blinda la posizione di coach Alvin Gentry, e non esclude la possibilità che Anthony Davis possa cambiare idea, ed accettare di rimanere in Louisiana.

Durante la conferenza stampa di presentazione, Griffin ha dichiarato di avere intrattenuto in passato dei rapporti professionali “lunghi e di successo” con Klutch Sports, l’agenzia che fa capo a Mr Rich Paul, agente di Davis e da anni di LeBron James: “Io e Rich (Paul, ndr) abbiamo parlato di Davis, e credo che da parte di entrambi ci sia sia il giusto entusiasmo per le possibilità che abbiamo qui di costruire qualcosa di importante“.

Molte cose sono cambiate ai piani alti in casa Pelicans, dal febbraio scorso. Il front office di Dell Demps e la struttura dirigenziale sono già stati in parte smantellati con in licenziamento di Demps ed l’arrivo di Griffin. L’ex GM dei Cleveland Cavs guiderà uno staff completamente nuovo (“Ho accettato quanto la proprietà ha appoggiato le mie richieste ‘oltraggiose’ circa la composizione del nuovo staff“), e sarà l’unico referente della proprietaria della squadra Gayle Benson, vedove di Tom, storico owner dei new Orleans Saints.

Assieme a Demps, archiviata anche la figura di Mickey Loomis, vice presidente esecutivo dei Saints e uomo di fiducia dei Benson anche per i New Orleans Pelicans, che con l’arrivo di Griffin tornerà ad occuparsi in pianta stabile di football.

Rich Paul si è detto sinceramente soddisfatto della nuova situazione. A suo tempo, Rich ha contribuito alla scelta di LeBron James di accettare la sfida di Cleveland, convinto dalla bontà del progetto che abbiamo poi messo in pratica“.

Così Gayle Benson:

Davis? Di certo non vogliamo trattenere a tutti i costi un giocatore scontento. Spero però che Anthony possa cambiare idea, e se lo darà noi lo riaccoglieremo con le braccia aperte. Noi vorremmo che lui rimanesse qui

David Griffin ha poi parlato di coach Alvin Gentry, confermandone in pieno la posizione: “Il mio metodo di costruzione di un gruppo di lavoro è quello di costruire un ambiente famigliare, in cui vi sia un confronto franco. Io e Alvin (Gentry, ndr) abbiamo questo tipo di rapporto dai tempi di Phoenix, Gentry sarà una parte fondamentale del processo. Il coach dà il meglio di sé quanto sa di avere il giusto supporto alle spalle, e noi lo metteremo in condizione di lavorare al meglio“.

Anthony Davis, la soluzione migliore per tutti è tenerlo fuori? I Pelicans premono

Anthony Davis scossone definitivo sulla sua situazione contrattuale con i Pelicans.

La pausa per l’All-Star Game di Charlotte è servita al rinnovato management dei New Orleans Pelicans, Danny Ferry in testa, per riavviare con la NBA le trattative sulla questione Anthony Davis.

A seguito della mancata trade verso Los Angeles, il progetto dei Pelicans di fermare Davis per il resto della stagione, con l’obiettivo di tutelare interessi ed immagine pubblica della squadra, è stato rispedito al mittente dalla lega, che ha intimato ai vertici Pelicans di continuare a schierare il 6 volte All-Star.

Dallo scorso 7 febbraio, sono 4 le partite disputate da Anthony Davis, che in sole due settimane ha avuto il tempo di segnare 32 punti in 25 minuti al ritorno in campo, criticare aspramente lo sforzo profuso dai propri compagni alla terza partita (un -30 casalingo contro gli Orlando magic), ed infortunarsi alla spalla sinistra alla quarta, mettendo addirittura a rischio la sua partecipazione alla Partita delle Stelle di Charlotte.

Una situazione imbarazzante e potenzialmente dannosa per i New Orleans Pelicans. La mala-gestione del caso Davis è costata il posto di lavoro all’ex General manager Dell Demps. La soluzione più logica per una squadra attualmente al 13esimo posto nella Western Conference a sole 23 partite dal termine della regular season – ovvero fermare la propria star scontenta e sul piede di partenza – non si è rivelata finora praticabile.

Anthony Davis, Adam Silver: “Situazione dannosa per tutti”

Come riportato da Marc Stein del NY Times, i Pelicans avrebbero rinnovato nei confronti della NBA la loro istanza, chiedendo sostanzialmente alla lega di tornare sui propri passi e “rimuovere” l’obbligo imposto di schierare Anthony Davis, in mancanza di motivi invalidanti.

Durante la consueta conferenza stampa di metà stagione, il Commissioner NBA Adam Silver ha dichiarato come la vicenda Davis si sia gradualmente trasformata in una distrazione: “E’ una situazione dannosa. Dannosa per il team (i Pelicans, ndr) e dannosa anche per Davis, sinceramente“.

L’attenzione della NBA nella salvaguardia della propria immagine, ed alcuni precedenti potrebbero correre in aiuto del New Orleans Pelicans. I casi Carmelo Anthony e Chandler Parsons – tenuti fuori squadra dai rispettivi team senza motivazioni di carattere fisico o disciplinare – sono troppo recenti per non essere citati in favore delle istanze dei Pelicans.

Il valore ed il “volume” di una superstar come Anthony Davis conferiscono una dimensione diversa alla questione. Nel recente passato, altre star hanno chiesto ed ottenuto una trade dai rispettivi ex-team. Paul George rese nota l’intenzione di non rifirmare con Indiana nell’estate 2017, lasciando ai Pacers il tempo e modo di cercare la soluzione migliore per tutti (l’obiettivo – noto ma non manifesto – di George era all’epoca quello di trasferirsi ai Lakers, che non furono però in grado di imbastire una trade).

Le poche partite giocate in questa stagione da Jimmy Butler in maglia Timberwolves non sono state prive di momenti imbarazzanti (a causa anche dell’ostinazione dell’ex head coach della squadra Tom Thibodeau) ma – al pari di George – gli oltre 3 mesi di “mercato aperto” a disposizione dei Twolves hanno permesso alla squadra di risolvere la questione senza particolare fretta.

E’ innegabile che la tempistica della richiesta di trade di Davis e Rich Paul abbia danneggiato gli interessi di squadra e giocatore. L’italico “gioco delle 3 carte” messo in piedi dai Pelicans in due settimane di trattative con i Los Angeles Lakers ha peggiorato i rapporti tra Davis e management.

E’ dunque probabile che – allo stato attuale delle cose – interessi di Davis, New Orleans Pelicans ed NBA possano collimare, ed incontrarsi su di una linea comune: permettere ai Pelicans di non mettere a repentaglio integrità fisica e valore di mercato della propria star, risparmiare ai tifosi paganti dello Smoothie King Center di New Orleans lo spettacolo di una superstar in campo da separato in casa da qui ad aprile, e risparmiare a Davis e compagni momenti imbarazzanti, domande (per quanto possibile), fischi e “ruoli da cattivo”.

Almeno per 3 mesi.

“Le richieste pubbliche di trade? Non le ho gradite” Parola di Adam silver

Anthony Davis, Jimmy Butler, Kyrie Irving, i panni sporchi (ergo le richieste di trade) si lavano in famiglia? Il Commissioner NBA Adam Silver – che non ha giurisdizione su tali dinamiche – preferirebbe di sì.

Rispondendo alle domane dei cronisti durante il consueto appuntamento “sullo stato della NBA” con i media nazionali ed internazionali a margine dell’All-Star Weekend, Silver ha dichiarato di non aver gradito particolarmente le recenti richieste pubbliche di trade dei giocatori, facendo riferimento – pur senza citarli direttamente – ai casi di Jimmy Butler ed Anthony Davis.

Se devo essere sincero, no, non mi piace la pratica di richiedere una trade da parte dei giocatori, specie se resa pubblica. Mi piacerebbe vedere questioni di questo tipo affrontate in maniera più riservata e discreta. Richieste di questo tipo hanno ovviamente un grande impatto mediatico, sono paragonabili ad uno spettacolo pubblico. Ma non sono il tipo di intrattenimento cui la NBA pensa

– Adam Silver –

A seguito della pubblica richiesta di trade, diffusa consapevolmente ed in aperta violazione del regolamento NBA in materia, da parte di Anthony Davis e  del suo agente Rich Paul, la lega ha multato la star dei New Orleans Pelicans per 50mila dollari, riconoscendo nelle azioni dei due “un tentativo volontario di compromettere la relazione professionale tra Anthony Davis ed i New Orleans Pelicans

New Orleans Pelicans, cosa fare di – e con – Anthony Davis da qui a fine stagione?

Playoff Dunkest-Dunkest NBA-Fantabasket

Dopo il licenziamento del General Manager Dell Demps e la nomina ad interim di Danny Ferry, la nuova struttura dirigenziale voluta dalla proprietaria dei New Orleans Pelicans Gayle Benson dovrà affrontare una questione delicata, per tempi e modi: cosa fare di – e con – lo scontento Anthony Davis da qui a fine stagione?

L’intenzione iniziale della squadra di “fermare” il 6 volte All-Star dopo la pausa per l’All-Star Game è stata respinta con fermezza dalla NBA.

E’ probabile che i Pelicans adotteranno da qui ad aprile una politica di gestione attenta di minutaggio e sforzo fisico di Davis (non più di 30-34 minuti di gioco a gara, e nessun back-to-back), prima di re-imbarcarsi in colloqui di mercato con Los Angeles Lakers, Boston Celtics ed eventuali ulteriori aspiranti acquirenti per AD, in vista della prossima off-season.

Il nuovo infortunio di Davis (contusione alla spalla sinistra, partecipazione alla Partita delle Stelle in forse) ha fatto scattare l’allarme rosso in casa Pelicans.

Troppo alto il rischio di un infortunio serio, che possa compromettere il valore di mercato del separato in casa Davis ed indurre le future pretendenti a giocare al ribasso, per non affrontare di petto al questione relativa all’impiego del giocatore da qui a fine anno.

L’ennesimo guaio fisico di Davis, unito alla nemmeno troppo velata condotta di sfida del 6 volte All-Star (e del suo influentissimo agente Rich Paul) verso la squadra (Davis e Paul hanno lasciato anzitempo lo Smoothie King Center di New Orleans dopo l’infortunio del giocatore nel secondo quarto della sfida tra Pelicans ed OKC Thunder), potrebbero fornire a NOLA un insperato assist per risolvere la grana AD già nelle prossime ore.

Il nuovo management dei Pelicans potrebbe “cogliere al balzo” l’occasione e fermare il giocatore per motivi fisici – almeno temporaneamente –  o in misura ancora più estrema “sospendere” Anthony Davis per motivi disciplinari e di interesse generale per la squadra (una mossa rischiosa, che vedrebbe sicuramente il coinvolgimento della NBPA, l’associazione giocatori NBA).

From The Corner #28: L’eminenza grigia ed il monociglio

Vi ricordate il bellissimo film diretto da Ron Howard “A Beautiful Mind”? Nell’insieme degli squilibri prodotti dalla mente schizofrenica di John Nash, una delle 3 persone che appaiono per tutta la sua esistenza è la cosìdetta eminenza grigia. Con questo insieme di parole si dispiega la visione del tipico agente dei servizi segreti governativi americani, addobbato come un mister nessuno con giacca, cravatta e pantaloni neri. E se pensate che la realtà cinematografica sia solo cinematografica, si fa un errore comune, magari non apocalittico, ma nemmeno minuscolo. E dire che per l’eminenza grigia (e quel grigio colora un bel capo Armani) della NBA grato gli fu quel fortuito incontro all’Aeroporto di Cleveland, quando conobbe in maniera molto casuale l’dierno miglior giocatore NBA, ovvero il Micione col 23. LeBron era impressionato dalla maglia del football hall of famer Warren Moon, che l’eminenza stava indossando imbarcandosi: “Ma sai dove posso avere quella di Magic Johnson e di Joe Namath (Rams, NFL)?” chiese il pupillo di Akron. “Tranquillo, big fella. Ci penso io”. Numeri di telefono scambiati e maglie giunte a destinazione sane e salve.
Era il 2002 e l’aereo stava decollando, in tutti i sensi.

Rich Paul con John Wall e James

Il nome dell’eminenza grigia è Rich Paul e se pensate che i rumors che stanno incappando nella vostra home di instagram, riportanti un Anthony Davis prossimo acquisto Lakers, siano totalmente casuali, avete ancora commesso un errore. Sia chiaro, tra il dire ed il fare a volte l’acqua non è solo tanta ma puzza anche, quindi non ci mettiamo subito le mani sopra o finiremo per scottarci. Fatto sta che la logica che segue questa notizia di (per ora) fanta-mercato ha una sua chiara e delineata motivazione: l’ex Kentucky ha deciso di passare alla Klutch Sport Group, la stessa agenzia di procura sportiva che rappresenta quello col 23 sopra citato. Ma andiamo con ordine.

Dopo che David Stern ha chiamato LeBron James nel Draft del 2003, il Paul è entrato a far parte della sua piccola cerchia affincando Leon Rose, allora procuratore di James, col quale hanno ridiscusso insieme l’estensione contrattuale del 2006. Il rapporto si è talmente tanto cementato che nel 2012 Rich Paul decise che era arrivato il momento di sbattere le ali da solo, lasciò Rose e la sua agenzia per aprirne una sua, la Klutch Sport Group. Il Micione non ha fatto storie: segue Paul e via verso nuove esaltanti avventure.
Rich Paul comincia a raccogliere tutto quello che ha seminato lungo quei 9 anni di procura sportiva, firmando atleti come Tristan Thompson, Eric Bledsoe, John Wall, Ben Simmons, i gemelli Morris e per ultimo Anthony Davis.

Pensate che sia un caso i vari contrattoni firmati da Wall ed i Morris? vi sbagliate. Non è uno che si fa vedere spesso, anzi, lavora mestamente dietro le quinte, ma ormai ha ottenuto una stima ed un rispetto talmente profondi che se deve dire qualcosa, tutti nella sala stanno zitti ed ascoltano.
Anthony Davis in questo momento si trova in una situazione non facile a New Orleans: tradito da DeMarcus Cousins, porta sulle spalle il destino di una squadra che ha fatto vedere cose bellissime all’ultima post-season, ma che in questo momento appare monca e piena di problematiche. Potrebbe andare a Nord o a Sud, la lancetta, ovvero potrebbe essere una buona stagione o una parecchio brutta, il tutto dipenderà dalle prodezze di Davis. Questo aprirebbe comunque enormi scenari per la prossima estate, quando Rich Paul dovrà discutere prima con i Pelicans l’offerta contrattuale e poi ascoltare tutte le campane NBA scegliendo quella migliore per Davis. Con l’uscita di Deng lo spazio salariale ad LA ci sarebbe.

Anthony Davis cambia procuratore: Rich Paul possibile sostituto

infortunio anthony davis

Anthony Davis cambia procuratore in vista del suo futuro. Dopo un lungo rapporto con Thad Foucher, ‘The Brow’ ora va alla caccia di un nuovo agente in vista del suo futuro.

Rich Paul candidato numero uno per il posto di procuratore di Anthony Davis

Continuano i movimenti di mercato anche tra gli addetti ai lavori e assistenti delle superstar Nba. In queste ultime ore dagli States arriva un importante notizia di mercato che potrebbe cambiare le carte in tavola in vista della prossima estate.

Stando a quanto riportato da ‘Espn.com‘ è ufficiale la separazione fra Anthony Davis e il suo procuratore Thad Foucher alla vigilia dei prossimi training camp in programma tra poco meno di un mese.

Il primo nome sulla lista dei papabili sostituti è Rich Paul di Klutch Sports, procuratore tra gli altri di stelle come Ben Simmons, John Wall ma soprattutto di LeBron James. In questo momento, in caso di accordo, Paul può cominciare a curare gli interessi del suo cliente soltanto 15 giorni dopo l’ufficializzazione di un accordo fra le parti.

 

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I gemelli Morris scelgono Rich Paul, agente di LeBron, Wall e Ben Simmons

Markieff e Marcus Morris

Markieff e Marcus Morris hanno firmato un nuovo contratto con l’agenzia “Klutch Sports Group“, come riportato da Shams Charania di Yahoo Sports.

A partire dalla prossima estate, i due giocatori saranno rappresentati da Rich Paul, fondatore dell’agenzia e rappresentante di – tra gli altri – LeBron James, Ben Simmons, John Wall, Kentavious Caldwell-Pope, e degli ex compagni di James ai Cleveland Cavs J.R. Smith e Tristan Thompson.

Markieff e Marcus Morris, gemelli e compagni di squadra prima alla Kansas University e poi per due anni ai Phoenix Suns, sono all’ultimo anno di contratto con, rispettivamente, Washington Wizards e Boston Celtics.

La prossima free agency, che comincerà il 1 luglio 2019, sarà tra le più ricche degli ultimi anni, e vedrà coinvolti nomi del calibro di Kawhi Leonard, Jimmy Butler, Kyrie Irving e Klay Thompson, tra i migliori.

Tante sono dunque le squadre che in estate hanno preferito “risparmiare” in vista della prossima tornata di free agent (LA Lakers, NY Knicks, Brooklyn Nets, Sacramento Kings). Il salary cap per le 30 squadre NBA è oggi fissato a circa 99 milioni di dollari, che saliranno a 101 nel 2018\19. A partire però dalla off-season 2019\20, il tetto salariale balzerà sino a 109 milioni di dollari (stime di basketball.realgm.com).

In vista di un così corposo aumento della capacità di spesa delle franchigie, saranno parecchi i giocatori in cerca di un contratto pluriennale sin dal prossimo luglio.

Markieff e Marcus Morris, le cifre

Markieff Morris in maglia Phoenix Suns

Con la scelta di affidarsi a Rich Paul, i Fratelli Morris andranno dunque alla caccia del contratto della vita. Markieff, il più “vecchio” dei due (di appena sette minuti), in otto stagioni NBA ha giocato con le maglie di Phoenix e Washington. La sua stagione migliore risale al 2014\15, 15.3 punti e 6.2 rimbalzi a partita in 31.5 minuti di gioco con la franchigia dell’Arizona. L’anno scorso Markieff ha tenuto una media di 11.5 punti e 5.6 rimbalzi a gara in 73 partite per gli Washington Wizards.

Marcus Morris esordisce nella NBA con gli Houston Rockets. Successivamente veste le divise di Phoenix (assieme a Markieff), Detroit e Boston Celtics. La stagione 2017\18 è la migliore per Marcus: i Celtics raggiungono la finale di Conference e Morris si ritrova spesso a marcare LeBron James durante le 7 partite della serie.

Ben Simmons operato al piede. Salterà tutta la stagione?

ben simmons
Ben Simmons (fonte CBSPhilly)

Attraverso un comunicato apparso nella notte italiana sul proprio sito ufficiale, i Philadelphia 76ers hanno annunciato che la prima scelta assoluta del Draft 2016, Ben Simmons, è stato sottoposto la mattina di martedì ad un intervento chirurgico per la riduzione della frattura del quinto metatarso del piede destro.

Ben Simmons si è infortunato lo scorso 30 settembre durante lo scrimmage del Training Camp dei Sixers, ricadendo malamente sulla caviglia dopo un contrasto sotto canestro con un compagno di squadra.

Il trauma subìto, di riflesso, ha determinato la frattura scomposta del piede il che, ha reso inevitabile l’intervento chirurgico. Nei primi giorni successivi all’incidente i membri dello staff di Philadelphia avevano sperato di poter evitare l’operazione ma alla fine, di fronte all’evidenza e alla gravità della situazione, non hanno potuto fare diversamente.

L’intervento è stato eseguito dal Dottor Martin O’Malley, Primario del reparto di ortopedia e cura del piede dell’Hospital for Special Surgery di New York City; il Dr.Jonathan Glashow, Capo del settore medico dei 76ers ha assistito all’intervento.

La riabilitazione di Ben Simmons inizierà fra circa trenta giorni e sarà supervisionata direttamente dallo staff dei Sixers. Non sono ancora chiari i tempi di recupero ma non saranno inferiori ai 6 mesi.

Quando rientrerà Ben Simmons?

Detto della parte chirurgica corre l’obbligo di aggiungere un ulteriore elemento di discussione. E’ sempre di queste ore la notizia che Rich Paul, l’agente del rookie dei 76ers, lo stesso di di LeBron James, John Wall e Tristan Thompson, starebbe facendo “carte false” per allungare al massimo i tempi di recupero del suo nuovo pupillo.

L’obiettivo è quello di non anticipare in alcun modo il rientro da un’infortunio così complicato e, pertanto, vorrebbe fargli saltare l’intera stagione. Se, come anticipato nel corso dell’articolo, i tempi non saranno inferiori ai 6 mesi il ritorno in campo dovrebbe avvenire a marzo quando i giochi per i playoff saranno quasi fatti.

Considerando che senza Simmons, le già scarsissime possibilità dei Sixers si riducono praticamente a zero, l’intenzione dell’agente è quella di ripresentare la prima scelta del Draft 2016 nuovo di zecca nella Summer League 2017. Saranno d’accordo Brett Brown e Bryan Colangelo?