Houston Rockets preview 2021/22

- Record Regular season 2020/21: 17-55 ( seed #15 nella Western Conference)
- Arrivi: Jalen Green (SG), Alperen Sengun (C), Daniel Theis (C), Usman Garuba (PF). Josh Christopher (SG). Daishen Nix (G)
- Partenze: Kelly Olynyk (PF/C), Avery Bradley (SG), Sterling Brown (SG), DJ Wilson (PF)
- Possibile quintetto: Kevin Porter Jr, Jalen Green, Jae’Sean Tate, Daniel Theis, Christian Wood
- Head coach: Stephen Silas (confermato)
- Numero chiave: 101.4 Pace (6º in NBA). Come ogni squadra giovane e in ricostruzione che si rispetti, i Rockets sono andati veloci nella scorsa stagione.
Il pace dei Rockets nell’era Harden era molto basso, essendo il loro sistema di gioco fondato principalmente sugli isolamenti. Le cose sono iniziate a cambiare con l’arrivo di Russell Westbrook nel 2019 e la rotta è stata definitivamente invertita dopo la trade di Harden. Houston può contare su tanti giovani talenti che avranno bisogno di tempo per affermarsi ad alti livelli e diventare dei campioni, per questo motivo ognuno avrà bisogno di dare il proprio contributo e la palla rimarrà ferma il meno possibile anche e soprattutto il prossimo anno.
La regular season 2021/22, che prenderà il via nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, rappresenterà ufficialmente l’inizio di una nuova era per gli Houston Rockets, che ai nastri di partenza non avranno James Harden per la prima volta in dieci anni. La fine del ciclo del Barba in Texas ha costretto i Rockets a ripartire da zero e ricostruire la squadra attorno a numerosi giovani talenti. La Western Conference, però, è sempre più competitiva, ragion per cui i Rockets sembrano destinati a rimanere fuori dalla corsa per un posto al play-in e a occupare per il secondo anno di fila uno degli ultimi posti della classifica, anche perché la franchigia texana farà a meno dell’esperienza e della personalità di John Wall. Quest’ultimo, infatti, non indosserà più la canotta dei texani e si limiterà al ruolo di uomo spogliatoio per far crescere i tanti giovani presenti a roster, in attesa di una trade che gli consenta di trasferirsi in una squadra più competitiva.
Nonostante sia finita da un pezzo l’era in cui i giocatori in campo e Mike D’Antoni e Daryl Morey tra panchina e scrivania facevano del tiro da tre punti un aspetto immancabile della propria visione della pallacanestro, i Rockets restano una delle squadre che più ricorre alla conclusione da oltre l’arco in tutta la lega, tanto che hanno concluso la scorsa stagione con 40.6 triple tentate a partita, piazzandosi al terzo posto dietro ai Portland Trail Blazers (40.8) e agli Utah Jazz (43).
Se negli otto anni e mezzo trascorsi da James Harden a Houston i Rockets hanno spesso e volentieri cercato di assicurarsi giocatori complementari allo stile di gioco del Barba, puntando prevalentemente su 3&D del calibro di Trevor Ariza, PJ Tucker e Robert Covington, e centri fisici bravi a proteggere il canestro e a catturare rimbalzi, su tutti Dwight Howard e Clint Capela, dopo l’addio del classe 1989 i texani hanno inevitabilmente invertito la rotta, pur non rinunciando – come evidenziato precedentemente – ad alcune peculiarità dello stile di gioco che ha caratterizzato l’era Morey. Rispetto al passato, infatti, i Rockets hanno scelto non solo di tornare a puntare sui centri, abbandonando il progetto small ball, ma soprattutto hanno deciso di avere centri sì fisici e in grado di assicurare una presenza costante in difesa, ma anche capaci di farsi valere da dietro l’arco e di sfruttare la propria mobilità per non dare punti di riferimento alle difese avversarie.
Christian Wood incarna perfettamente il profilo che Houston stava cercando per il ruolo di centro, essendo sia un ottimo rimbalzista e stoppatore (9.6 rimbalzi e 1.2 stoppate nel 2020/2021) che un gran tiratore dalla lunga distanza (37.4% da tre su ben cinque tentativi a partita nella scorsa stagione). L’altra grande novità del gioco dei Rockets post Harden è inevitabilmente la rinuncia agli isolamenti: tratto quasi distintivo negli ultimi anni del Barba a Houston, il gioco in iso è stato definitivamente abbandonato, trattandosi di un modo di giocare molto rischioso e per certi versi controproducente se attuato con gli uomini sbagliati. Harden è, a detta di molti, uno dei migliori giocatori in isolamento della storia e ciò giustificava, almeno in parte, il frenetico ricorso a quel tipo di gioco da parte dei Rockets.
La parola chiave per i Rockets in vista della stagione 2021\22 sarà tempo. Houston, infatti, avrà bisogno di tanto tempo per sprigionare appieno il proprio potenziale e tornare a dire la sua ai piani alti della Western Conference. Il front office sembra avere le idee chiare e il modo in cui la franchigia è ripartita dopo la fine dell’era Harden lascia presagire un nuovo corso molto interessante. L’errore che i Rockets non dovranno assolutamente commettere sarà farsi annebbiare da eventuali risultati/prestazioni oltre le aspettative e pretendere di andare immediatamente oltre i propri limiti.

