I voti della Western Conference
Dallas Mavericks: 5,5
Domanda retorica: ci si aspettava di più dai texani per la costruzione di un roster migliore attorno a Luka Doncic (che ha firmato il rinnovo al massimo salariale? Diciamo di sì. Non è arrivata un’altra guardia con punti nelle mani da affiancare allo sloveno (si vociferava di un interessamento per Lowry, accasatosi a Miami), ma alla fine è stato firmato Reggie Bullock, un onesto tiratore che però non sposta più di tanto. Moses Brown, giunto via trade da Boston in cambio di Josh Richardson, è una presa intrigante per il futuro, nulla più. Il rinnovo di Tim Hardaway Jr. è stato pagato a peso d’oro. Tutto fumo e niente arrosto.
Denver Nuggets: 6
Nessun grosso stravolgimento per il team del Colorado, che ha pensato a mantenere sostanzialmente intatte le rotazioni funzionali alle idee di coach Mike Malone: infatti sono stati rifirmati JaMychal Green, Austin Rivers e Will Barton, giocatori di contorno che posssono essere esaltati dalla verve creativa di Nikola Jokic. La novità è rappresentata dall’arrivo di Jeff Green che porta con sé versatilità difensiva e che può colpire in modalità spot-up. Una buona presa. Nuggets va, nel segno della continuità.
Golden State Warriors: 6,5
Si sono legati a vita con Steph Curry e già questa è cosa buona e giusta. Poi sono arrivati tanti veterani a rimpolpare una panchina che negli ultimi anni era stato uno dei punti deboli più evidenti della squadra; su tutti Nemanja Bjelica e Otto Porter jr. Poi ecco anche il ritorno romantico e nostalgico di Andre Iguodala che qui finirà la sua carriera, anche se non è chiaro quanto potrà dare in campo. Sarebbe stato un mercato da 7; diventa da 6,5 per aver praticamente regalato Paschall a Utah.
Houston Rockets: 6
Si sono mossi pochi, ma comunque hanno fatto una buona presa. Aver strappato Daniel Theis ad alcune contender e averlo fatto a cifre non troppe elevate è un bel colpo: il tedesco ha dimostrato di essere un buon giocatore su entrambe le zone del campo e sarà centrale nello sviluppo dei nuovi Rockets. Giusto anche garantire il contratto per la prossima stagione di Jae’Sean Tate, ragazzo che ha fatto molto bene e che godrà ancora di molta fiducia. Poi tutti a Houston non vedono l’ora di vedere Jalen Green. Niente di eclatante, ma tutto corretto e sensato.
Memphis Grizzlies: 5,5
La trade con New Orleans ha visto partire Jonas Valanciunas ed arrivare Steven Adams ed Eric Bledsoe. Il lituano era stato uno dei cardini dei Grizzlies degli ultimi anni con la sua stazza e il suo tocco sotto canestro. Adams non è un upgrade rispetto a lui: anzi, il neozelandese rischia di diventare sempre meno efficace visto il suo ridotto raggio di tiro. Poi Bledsoe è Bledsoe, quindi praticamente il nulla. In più è partito Justise Winslow. A conti fatti il roster non è migliorato: si poteva fare meglio.
Los Angeles Clippers: 6,5
L’obiettivo primario di questa offseason era trattenere Kawhi Leonard. I rumors sugli interessamenti di diverse squadre si sono sprecati e il suo rifiuto della player option aveva messo su più di qualche dubbio. Ma alla fine il californiano e i Clippers hanno trovato l’accordo (176.3 milioni di dollari per 4 anni): cifre ottime per uno dei giocatori che sposta di più nella lega. In più sono arrivate anche le conferme di Serge Ibaka (con la player option), di Nicolas Batum (2 anni a 6.3 milioni) e soprattutto quella del redivivo Reggie Jackson (2 anni a 21.6 milioni). Per ora è un’incognita, ma dopo le rinascite dei due sopra citati, la firma di Justise Winslow potrebbe rivelarsi un interessante scommessa. Ottime mosse, non era scontato.
I migliori ad Ovest, Los Angeles Lakers: 8
Nella città degli angeli non si è mai sazi di star power e così i Lakers hanno deciso di affiancare Russell Westbrook a Antony Davis e LeBron James: la chimica tra i tre sarà tutta da trovare vero, ma l’ex OKC è un All-Star che garantisce esplosività e carisma, ed è stato preso pagando un prezzo relativamente basso (Caldwell-Pope, Kuzma, Harell e la scelta numero 22 al draft). Col margine di manovra limitato però i giallo-viola si sono assicurati elementi capaci di regalare spacing e pericolosità al tiro come Monk, Ellington, Bazemore, uno score d’esperienza come Melo Anthony e un onesto gregario già noto a LA, ossia Howard. Nunn sarà il ricambio di Russ. Insomma, un all-in totale atto alla riconquista del titolo.
Minnesota Timberwolves: 4,5
Sono anni che la dirigenza della franchigia del Minnesota compie scelte sbagliate. Quest’anno, per non errare, hanno deciso di non muoversi, nella speranza di limitare i danni. Anzi, per essere precisi, una trade è stata fatta. Nell’unica trattativa effettuata hanno spedito Ricky Rubio ai Cavs per Tauren Prince, una seconda 2022 e cash consideration. Forse fanno bene a non muoversi i T’Wolves…
New Orleans Pelicans: 5,5
Già a luglio avevano messo su uno scambio che ha portato Steven Adams, Eric Bledsoe le scelte 10 e 40 dell’ultimo draft e la prima del 2022 a Memphis in cambio di Jonas Valanciunas e le pick 17 e 51 del 2021. Nello svilupparsi della draft si sono aggiunti anche Jazz e Hornets con il risultato che nella Louisiana, oltre al lungo lituano, è arrivato Devonte Graham (il quale ha poi rinnovato per 4 anni a 47 milioni di dollari) e il rookie Trey Murphy III. A inizio agosto ha fatto le valigie anche Lonzo Ball che con un sign-and-trade è volato a Chicago in cambio di due buoni role player come Tomes Satoransky e Garrett Temple. I tanti veterani arrivati servono per aiutare le due giovani stelle (Zion e Ingram) a maturare definitivamente per poter tornare ai playoffs. Occhio alla presa Graham che vista la partenza di Lonzo e Bledsoe dovrà occupare il ruolo di PG titolare.
Oklahoma City Thunder: 6
Altra squadra che aveva il draft come il momento clou della offseason, ma che non ha disdegnato la possibilità di fare modifiche a roster anche tramite trade e firme. La prima arriva già a giugno, quando, Al Horford, Moses Brown e una seconda pick 2023 vengono spediti a Boston. In cambio arrivano Kemba Walker (che però firmerà un buyout e si accaserà ai Knicks), la pick numero 16 del draft 2021 e una seconda del 2025. Diversi i movimenti anche durante il draft, dove muovono tante pick in più draft e alla fine ne escono con tanti giovani interessanti. Mentre la free agency è tutta concentrato sul rinnovo di Shai Gilgeous-Alexander (172 milioni per 5 anni). Blindata la stella, pescato tanti giovani da testare insieme a quelli già presi lo scorso anno e fatto fuori i veterani che non facevano più parte del progetto, ad OKC si possono dichiarare soddisfatti del mercato estivo.
Phoenix Suns: 6,5
Prima cosa: il rinnovo dell’eterno Chris Paul. Dopo aver declinato corposa la player option (da 44.2 milioni di dollari), CP3 ha firmato con la franchigia dell’Arizona un quadriennale da 120 milioni. Confermati in casa Suns anche la presenza di Abdel Nader (2 anni a 4 milioni), Cameron Payne (3 anni a 19 milioni) e Frank Kaminsky (1 anni a 2 milioni). In FA sono stati messi sotto contratto per allungare le rotazioni JaVale McGee (1 anni a 4 milioni) e Elfried Payton (1 anni al minimo). Infine, perso Torrey Craig passato a Indiana, l’ex Nuggets è stato degnamente sostituito con l’arrivo di Landry Shamet, da Brooklyn, in cambio di Javon Carter e Day’Ron Sharpe. Nel complesso cambiato poco, puntellato qualche slot meno coperto e firmato importanti rinnovi. I Suns sono pronti per ricominciare dove hanno lasciato.
I peggiori ad Ovest, Portland Trail Blazers: 4
Damian Lillard, per restare, aveva chiesto alla dirigenza di rendere più competitiva la squadra in modo da poter lottare per il titolo? Come avrà risposto il front office dei Trail Blazers? Firmando McLemore, Snell e Cody Zeller, giocatori che non possono essere considerati degli upgrade (con tutto il rispetto) in vista dell’obiettivo dichiarato di Dame Dolla. Ciliegina sulla torta il rinnovo a suon di milioni, circa 90 per i prossimi 5 anni, finalizzato con Norman Powell. Insomma, i Trail Blazers sono rimasti così come sono alla fine, e la pazienza di Lillard che da sempre ha giurato fedeltà alla franchigia potrebbe finire presto. Un disastro.
San Antonio Spurs: 6
In Texas, dopo tanti anni di vittorie, è arrivato definitivamente il momento della transizione. E si sapeva. La trade che ha portato DeRozan a Chicago va decisamente in quel senso. Poi due firme interessanti, ovvero quelle di Doug McDermott e Zach Collins. Soprattutto la seconda è tipica da Spurs: rilanciare un ragazzo che ha avuto diversi problemi, ma con enorme potenziale. Intanto dall’Europa è arrivato sotto canestro anche Jock Landale, uno che ha fatto vedere di poter essere da NBA. E’ la strada giusta.
Utah Jazz: 7
Giusto rifirmare Mike Conley che ha dimostrato, se sano, di essere importante vicino a Mitchell. Ottime poi le firme a basso costo di Rudy Gay e Hassan Whiteside: il primo porta esperienza e qualità dalla panchina, il secondo è un buon back-up per Gobert. Poi è arrivato lo scippo di Eric Paschall ai danni degli Warriors. I Jazz hanno migliorato il roster dell’anno scorso e questo andava fatto. Ora non resta che tornare a giocarsi i primi posti della Western Conference. Mercato intelligente.
Sacramento Kings: 5
Tristan Thompson è arrivato nell’ambito di una trade a tre dove è partito Delon Wright. Alex Len è stato firmato con un biennale, Damian Jones è stato invece confermato: tutti e tre sono dei centri, che partiranno dietro a Richaun Holmes (che è stato rinnovato, nota positiva) nelle gerarchie di coach Luke Walton. Intasato il frontcourt: sembra un film già visto, un classico. Solita off-season confusionaria e inconcludente per i californiani, che si sono accaparrati anche Terence Davis. Prospettive a lungo termine tutte da verificare.

